Famiglia nel bosco

28 Gen 2026 | Attività, News


AVVOCATURA IN MISSIONE

Roma, 28/01/2026

Gent.ma Dr.ssa Marina Terragni LETTERA APERTA
autoritagaranteinfanzia@pec.it
segreteria@garanteinfanzia.org
Gent.ma Avv. Alessandra De Febis
garante.infazia@crabruzzo.it

Quale Presidente dell’Associazione Avvocatura in Missione, Associazione privata di fedeli la cui finalità principale è quella di esortare chi ha ruoli di responsabilità nella società ad una coerenza a principi etici, evangelici e deontologici, nella propria vita e nella propria professione, mediante la presente che rendo pubblica, vengo a rivolgermi a Voi ill.me Garanti per l’Infanzia, chiamate nel vostro specifico compito a promuovere e tutelare i diritti dei minori.

Faccio seguito al colloquio intervenuto con l’Avv. De Febis ed alla mia precedente del 2.1.26 inviatavi tramite mail, per reiterare qui anche al Garante Nazionale la nostra specifica richiesta di tutela dei bambini “del bosco”.
Il clamore mediatico forse non aiuta la procedura, ma tiene accesa l’attenzione. Qualcuno o più persone hanno ritenuto che la discesa in campo sul tema da parte di alcuni politici che stanno al governo lo abbiano fatto per motivi elettorali, io non credo assolutamente a tale posizione, credo invece all’onestà intellettuale anche dei vari parlamentari che hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla vicenda perchè è ictu oculi palesemente in violazione dei diritti dei minori. Sembra che la magistratura invece è divenuta più rigida sul problema, infatti se la sottrazione dei minori alla famiglia è iniziata perché l’abitazione non era idonea, o per mancanza di relazione dei bambini, tali problematiche sono andate risolte nell’ immediato con offerta di case messe a disposizione, ma successivamente da quanto sembra emergere dai fatti la richiesta del tribunale sta diventando sempre più esigente, in effetti ha addirittura spostato l’asse della ricerca, dal trovare una casa confortevole ai minori, è giunta alla richiesta di CTU Psicologia e Psichiatrica per verificare lo stato mentale dei genitori e dei minori.

Tutte le voci che si sono elevate in questi giorni, da professionisti, avvocati, psicologi e parlamentari e soprattutto il sentire popolare, hanno mostrato come tutte siano concordi nel ritenere che i bambini ed i genitori stanno subendo un sopruso che crea unicamente danni psicologici, traumi e ferite non rimarginabili in primis ai bambini abituati a vivere tutto il giorno con i genitori.
Ma non vogliamo tralasciare i poveri genitori amorevoli e presenti nella vita dei figli che si ritrovano all’improvviso ad essere trattati peggio dei genitori separati con addebito, o nelle stessa misura di genitori violenti.

Noi, come Associazione, avremmo agito senza indugio nel tentare di tutelare i bambini e/o adiuvare la famiglia ma il nostro Statuto non prevede espressamente la potestà di agire in giudizio, così abbiamo pensato che gli unici legittimati ad avere contatti con le istituzioni, a parte i genitori, siete Voi illustrissime Garante, preposte proprio per aiutare i bambini in difficoltà.

A livello giuridico, occorre una richiesta di provvedimento d’urgenza di dissequestro dei bambini, avanti ad un giudice terzo, fuori della Regione Abruzzo, poiché già il tribunale per i minori e C.Appello dell’Aquila si sono pronunciati ed ancor più perchè il Consiglio Superiore dei magistrati Abruzzesi hanno fatto corpo di difesa attorno al giudice della causa, tale azione può essere proposta solo dai genitori, ma i garanti per l’infanzia e il garante per la privacy possono attivarsi secondo le loro competenze.

Nella fattispecie i Principi violati sono tanti: 1) violazione della “la estrema ratio”. Gli assistenti sociali invece di accompagnare la famiglia, di aiutarla nel percorso loro scelto di vita e di scuola o semplicemente di monitorare la situazione, hanno violato il principio suddetto in quanto la situazione famigliare è risultata priva di violenza, priva di abusi e di maltrattamenti.
La fotografia mostra unicamente una famiglia che decide di vivere nella natura, in povertà come tante altre famiglie di località montane o che vivono in campagna.
2) la giurisprudenza della Corte di Cassazione e C. Costituzionale, hanno sempre espresso la direttiva che prima vanno tentate misure di sostegno, aiuto e accompagnamento, invece in questo caso, si è passati subito alla sottrazione, non vi è stato alcun sostegno alla famiglia, e nessun progetto educativo condiviso. Probabilmente solo scontri ideologici poco costruttivi che non hanno portato al nulla.
3) vivere nel bosco non è illegale, quanti minori abitano in zone non residenziali?
4) si giudica un modello di vita e si sta tentando di plasmare i minori secondo regole “Sociali???” Li si vuole tener lontani dai genitori, così sono più facilmente influenzabili? Li si vuole privare degli affetti più vivi per farli stare in compagnia di altri minori? I bambini sono già tre e non si relazionano già fra loro? Sono emersi i loro incontri con altre famiglie e momenti di vita sociale, era stato verificato in precedenza dagli assistenti sociali???
5) la Corte Europea dei diritti dell’Uomo è chiara al riguardo: ”Uno stile di vita non conforme non giustifica l’allontanamento dei minori” .
Si vuol giudicare un modello di vita addirittura tentando di trovare un appiglio con una perizia psicologica e psichiatrica.
6) Non è stato considerato il trauma dei bambini che ora si debbono adattare a ritmi quotidiani diversi e poi se la “clemenza del tribunale” lo riterrà, dovranno ancora riadattarsi nel tornare a casa?
7) non è stato considerato il diritto dei genitori di essere genitori, la cui colpa è uno stile di vita e non ABUSI, il padre totalmente esautorato dalla vita dei figli, si trova solo a vivere senza figli e senza moglie, in solitudine nel bosco, quale sofferenza inferta per non aver commesso alcun reato?!
Quale trauma può produrre sui bimbi il venire all’improvviso a mancare la figura paterna dal loro vivere quotidiano?
8) L’incidente per i funghi è un incidente, una intossicazione può avvenire anche se si va al ristorante!
9) La Cass. ha statuito che l’allontanamento è ammissibile solo se il danno della separazione è minore del danno del restare in famiglia. Sempre di danno irreparabile si deve trattare.
10 ) Art, 30 COST. lo stato interviene solo se i genitori non sono in grado, allora senza mezzi termini ritengo che poiché la politica è scesa in campo, la magistratura vuole dimostrare la sua correttezza chiedendo una CTU psichiatrica!
11) Non c’erano i presupposti per chiedere la CTU perché il contenzioso è iniziato per irregolarità dell’abitazione, sanata la questione con le varie offerte abitative di cui la famiglia può usufruire, si è spostati l’attenzione sulla mancata scolarizzazione, dopo i certificati attestanti il grado di scolarizzazione, si è alzata l’asticella puntando sul livello di scolarizzazione, nel momento in cui la famiglia vorrebbe farsi aiutare da maestra esterna nella scolarizzazione, vien detto che la madre è rigida e non vuole la plastica, allora vengono mostrate le foto dei bimbi con cucchiaini di plastica mentre mangiano il gelato.
Poichè non vi è assolutamente la base per trattenere ancora i bambini in struttura, visto che una casa ce la possono avere, visto che sarebbero disposti a prendere la insegnante a domicilio, allora il Tribunale ritiene di trattenere/ sequestrare i bambini al fine di espletare una CTU, così nel tempo occorrente per l’espletamento dell’incarico 120 gg. (come fosse una causa ordinaria e non la vita di creature fragili che vogliono dormire tranquilli abbracciati ai genitori) i bambini restano lontani dall’ambiente in cui hanno vissuto, lontano dal padre e con minuti regalati per la visita della madre!
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12) Infine si ritiene auspicabile la sostituzione della tutrice Palladino poiché si è espressa pubblicamente sui bambini ,per motivi di privacy si dovrebbe astenere dal rilasciare qualsiasi informazione. Poi sorge il dubbio se agisce in effetti per la tutela dei minori , se fosse vero che ha negato una visita medica che i genitori vorrebbero per accertare lo stato di salute, ed in particolare la presenza di una bronchite.
Se da un lato il Tribunale vorrebbe usare l’esistenza di una bronchite del bambino per dimostrare la negligenza della madre, ( bronchite tra l’altro che tutti i bambini possono contrarre) non si vuole dare la possibilità di verificare se davvero bronchite c’è o non ci sia mai stata ? Ci chiediamo la Palladino fa gli interessi dei minori nel negare una visita medica?

Ill.ma Dr.ssa Terragni, avv. De Febis mi appello al vostro senso della onestà e coerenza nello svolgere le vostre funzioni, non potete guardare dall’altra parte, occorre agire e agire con forza e determinazione contro un provvedimento che non ha fondamento giuridico e bisogna farlo con urgenza, usando le vostre competenze ed autorità, mediando tra gli assistenti sociali, comunità e famiglia.
Vi sollecito l’urgenza perché la situazione si risolva il prima possibile, ogni giorno di vita dei bimbi in struttura è una violenza morale ai genitori e trauma che si perpetua ogni sera quando i bambini non possono stare a casa loro, tra le braccia dei genitori.

Il tempo occorrente per la perizia ormai ordinata dal giudice e non ancora iniziata pare per negligenza, imperizia, trascuratezza, ritardi nel rinvenire un interprete è cosa grave, inoltre la perizia svolta in questo contesto di pressione psicologica non sarebbe reale. La perizia dovrebbe essere svolta nel clima della routine famigliare e di vita dei bambini e dei genitori.
Per questo vi chiedo di attivare tutti i passi che sono di vostra competenza.
I legali della famiglia a mio avviso, se non lo hanno fatto dovrebbero iniziare un’Azione cautelare chiedendo la liberazione immediata dei bambini con il loro ritorno nella vita dei genitori e la immediata richiesta di revoca della Palladino, ben potrebbe essere nominato tutore, se necessario, il Sindaco di Palmoli che si è dimostrato molto sensibile al tema, ed i genitori fin d’ora dovrebbero riservarsi di chiedere il risarcimento dei danni per i traumi inferti ai minori.

Avv. Anna Egidia Catenaro
Presidente Avvocatura in Missione

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