Consigli-Testimonianze

27 Set 2015 | Testimonianze

10.1.2017

Cara Anna, ho letto con attenzione le testimonianze che hai raccolto come a voler tracciare un disegno con un’impronta accomunante, alla ricerca del vero significato di vocazione.
La mia storia è scevra di post verità, infatti non posso parlare di chiamata, né ho parole d’amore per raccontare il mio essere cristiana, credente e praticante. Lo sono e basta! Lo sono sempre stata con le intensità più affini alle fasi della mia crescita.
Il mio cammino di fede è fatto di continui scontri di “opinione”!
Nonostante questa premessa poco incoraggiante, mi piacerebbe che tu leggessi gli avvenimenti che ho vissuto con un animo romantico.
Attraverso questo scritto cercherò il fil rouge alcuni miei vissuti a Lourdes, che tracciano la mappa del mio viaggio di ricerca della verità.
Non sono una persona arrendevole, anche se spesso mi abbatto. E’ la spersonalizzazione di questa società che mi sta impoverendo, tuttavia considero il movimento del corpo ed il viaggio dello spirito la vera messa in opera a favore della verità. Amo la verità in tutto! E ti confesso che la verità si fa trovare.
Alcune verità che riguardano l’esistere umano mi hanno fatto fare un passo indietro, ma credo a favore di una ricerca più profonda.
Il racconto inizia dalla fine, dove per fine intendo una ripartenza.
Nell’ultimo pellegrinaggio a Lourdes, lungo la Via Crucis, ho chiesto a Gesù: “Cosa posso darti? Io non ho nulla da dare”.
La domanda, nel mio intimo, era un modo per cercare di “saldare il conto”.
“Cosa posso darti io?”.
Appena ho formulato questo interrogativo, l’interlocuzione interiore è stata altrettanto chiara, tanto che mi sono fermata ho scritto, per non dover poi dibattermi con la realtà e la ragione.
“Tu credi che io abbia bisogno di qualcosa?”, è stata la risposta.
* * *
Fin dal mio primo pellegrinaggio, per quanto manifestassi con decisione il mio intento di andare a trovare la Mamma Celeste; lei mi ha sempre mandato da suo figlio.
“Tu non vuoi capire, io ho bisogno di te, madre, del tuo conforto, non di tuo figlio. Lui è un uomo non può capire”.
Approdo a Lourdes per ringraziare la Madonna e Santa Bernardetta.
Ho combattuto il cancro assieme a mia nonna, che è stata più di una madre per me, ma nell’accompagnamento alla morte ero arrivata allo stremo, mi sentivo stordita. Mia madre si era disinteressata di tutto e non mi aveva dato alcun sostegno. In più dovevo studiare per l’esame di Stato. Al dolore si univano i sentimenti della paura, dell’amarezza, dell’impotenza e dell’abbandono. Nella mia consapevolezza balorda mia nonna era un’immortale, tanto che ancora oggi non accetto il suo declino fisico.
Donna forte nello spirito, indipendente, ragazza madre per scelta negli anni 50, innovativa anche ad ottant’anni. Lei era riuscita in tutto, e in un periodo storicamente difficile.
Ho sempre avuto l’impressione che avesse davanti agli occhi il futuro, mentre il presente era soltanto un luogo che lei osservava con distacco.
Come spesso accade, i figli di genitori autoritari vivono nell’ombra e non riescono ad “esistere”. Mia madre ha invidiato con ferocia (questo è il termine corretto) il rapporto che avevo con mia nonna, anche se era un rapporto in continua evoluzione e quindi fondato per lo più un conflitto generazionale inverso, perché era più rivoluzionaria lei di me, che vivevo in un tempo già fornito di mezzi e strumenti.
E’ stata lei, grande viaggiatrice, che mi ha spinto a “stare in mezzo al mondo”, a studiare.
Io andavo e venivo e mia nonna era sempre lì ad aspettarmi con lo spirito di chi riusciva a guardare lontano, di chi ha “visto” più dell’immaginabile.
Ho combattuto contro la sua forza, perché ero avvolta dalla sensazione che lei riuscisse a manipolare la vita. Io la temevo, spiritualmente, e allo stesso tempo ne ero profondamente attratta.
Un giorno di buonora, approdata al bar sotto casa per un caffè, mi capita tra le mani il quotidiano locale. L’urna di Santa Bernardetta sarebbe arrivata proprio quella mattina e con un programma serrato. La prima tappa era alle 8 in una casa di ricovero per preti anziani e malati.
Ricordo soltanto di essermi messa alla guida e di essermi fermata per chiedere informazioni su quel ricovero.
La provvidenza, eterna benefattrice, mi ha fatto accostare ad un uomo in bicicletta, in un contesto tra i più improbabili. Quell’uomo mi ha risposto così:
“Sono il presidente dell’Unitalsi di Treviso, mi segua”. Mi sono sentita nel posto giusto, al momento giusto.
Nonna quattro mesi dopo è morta. Era Febbraio. La sera prima mi disse: “Vai a casa tranquilla!”, e per chi vuole credermi, sapevo che se ne sarebbe andata, ma sapevo anche che non sarebbe stata sola in quel viaggio!
A fine luglio io ero a Lourdes.
Appena arrivata, ho camminato come un automa lungo l’esplanade e oltre, non so per quanto tempo, fin a raggiungere la cripta che conserva le reliquie di Santa Bernardetta. Era la prima volta che salivo lassù e avevo il fiato corto. Mi sono seduta, come ad abbandonare tutte le fatiche.
Ero arrivata, potevo riposare!
Ma nello stesso istante in cui ho realizzato tutto ciò, ho sentito nel mio profondo queste parole, “Non devi stare qui, vai da Lei”. Come una molla mi sono rialzata. Così alla stanchezza si è aggiunto il peso del rimprovero.
Da quel momento la Grotta è sempre stata il mio punto di partenza e di arrivo, in ogni giorno vissuto a Lourdes.
Il mio primo pellegrinaggio non prosegue in un dolce farsi cullare.
Erano le 6 di un venerdì mattina, quando mi sono incamminata per la Via Crucis. Non c’era nessuno, così ho potuto salire la scala santa con grande pace.
Alla fine mi sono sollevata, dolorante, e nel momento in cui ho cercato di alzare lo sguardo, perché sentivo di doverlo fare, davanti a me si è aperto uno squarcio, come un un velo strappato, al di là del quale vi era un altro cielo.
Ho tentato di focalizzare lo sguardo, avvicinandomi col corpo. Più reale della realtà era l’azzurro trasparente che toglieva alla vista qualsiasi contorno. Ciò che ho visto era uno spazio senza confini. Avevo davanti agli occhi l’anelato infinito, non ne ho mai avuto dubbio alcuno.
Gesù però era ancora più immenso. Non posso adoperare parole per descrivere l’inesistenza dello spazio e pur cercando di volgere lo sguardo più in su che potevo, i miei occhi si sono fermati all’altezza delle sue ginocchia; un’altezza che neanche la ragione riusciva a contenere.
Fu proprio la ragione a prendere il sopravvento, tanto che ricordo di aver fatto un passo indietro e di aver detto a voce alta “No! Questo non riesco a gestirlo! E’ troppo”.
Sono corsa giù, alla Grotta, per confermare quel No anche alla Madonna, “Ho bisogno di te, ho bisogno di una mamma. Tuo figlio non può capire!”.
Uso queste parole per cristallizzare quel momento. Parole di oggi. Parole di una serenità raggiunta dopo aver chiuso i cerchi che mi vedevano un elemento della mia famiglia. Ora devo saper stare “in mezzo al mondo”.
* * *
“Tu credi che io abbia bisogno di qualcosa?”.
Questo racconto continua.
L’anno successivo ho desiderato la Via Crucis più d’ogni altro momento di preghiera, ma non c’era nessuno ad aspettarmi.
Volevo scusarmi per quel atteggiamento di chiusura, invece mi sono superata.
Alla fine della scala santa, sempre di buonora, quando mi sono alzata ho incontrato i volti dei soldati romani, e dopo un momento di profondo risentimento per le mie vicissitudini ho detto “Da allora nulla è cambiato, perché dovrei combattere? Io, che non ho più alcun sostegno, ma soltanto nemici”.
Desistetti dalla tentazione di tornare indietro e m’incamminai lungo la Via Crucis a testa china, in silenzio, un silenzio senza preghiera.
All’improvviso il mio passo si è fermato. Dovevo voltarmi.
Dietro di me, Gesù era sotto la croce, come rappresentato alla terza stazione.
“Io però la croce l’ho portata”, mi ha risposto.
Ho ancora davanti agli occhi quel Gesù che sotto il peso della croce non china il capo a terra come sarebbe naturale, ma ha lo sguardo alto, rivolto verso la meta.
Un altro rimprovero!
* * *
“Tu credi che io abbia bisogno di qualcosa?”.
Ho iniziato dall’ultima Via Crucis per farti capire quanto grande è per me il suo rimprovero.

Risposta:

Cara Luisella mi hai fatto commuovere.

La mia risposta è che Gesù non ha bisogno di nulla ma questo non è un rimprovero è un dire :“Io ti amo e ti accetto come sei. Gratuitamente. Io ho pagato per te. Non mi devi nulla, perché ti do la mia grazia gratuitamente”.

Grazie per aver condiviso con me la tua esperienza intima.

Anna

16/5/2016

Egr. Collega,

ti ringrazio di cuore per le informazioni che mi hai inviato.

Terrò presente il calendario degli incontri e delle iniziative che mi hai certosinamente descritto via e-mail.

Ti chiedo, cortesemente, di tenermi sempre aggiornato sulle iniziative dell’associazione, sia sul territorio di Napoli che su quello italiano in generale, nonché all’estero.

Cercherò di farmi presente al più presto quantomeno presso l’equipe dell’associazione presso la Cappella del Centro Direzionale nei prossimi venerdì alle ore 11:30.

Tienimi cortesemente informato anche sulle iniziative che riguardano gli incontri a Roma in occasione del Giubileo, nonché presso i Santuari mariani in Italia ed all’estero.

Ammiro moltissimo l’iniziativa, profondamente cristiana, da parte di Avvocatura in Missione, di battersi per conciliare l’insegnamento evangelico con lo studio e l’attuazione del diritto, che attuato tecnicamente ed in maniera ostinatamente laica, rischia di diventare una mannaia e non uno strumento per rendere possibile la pacifica e costruttiva convivenza tra le persone.

Ciò che è di Cesare è di Cesare ma bisogna amare innanzitutto Dio.

Un professionista accresce e non diminuisce il suo valore sul campo,seguendo tale principio,al di là delle critiche strumentali e pretestuose del mondo che a nulla giovano.

Sono anch’io in trepidante attesa di conoscerti presto.

Nell’attesa auguro a te ed a tutta l’associazione,Buon lavoro aiutati dalla Grazia di Dio.

Distinti saluti.

Avvocato Stabilito G.La B. (Napoli)

 

22 agosto 18:28:15

Gent.ma Collega, mi presento, sono un collega del foro di X. Navigando su internet alla ricerca di risposte su come svolgere il mio lavoro nel rispetto degli insegnamenti di Gesù, mi sono imbattuto in una Sua bella testimonianza. Avrei davvero piacere a scambiare due chiacchiere con Lei in relazione ad un caso che mi crea un po’ di disagio e conoscere il Suo punto di vista. Sarei davvero lieto se accettasse la mia richiesta di amicizia. Con stima. N.

23 agosto 15:59:12

Scrivimi a info@avvocaturainmissione.it

23 agosto 22:53:42

Grazie mille per l’amicizia!

Dunque, è oramai un anno che seguo una cliente che ha intenzione di separarsi dal marito. Hanno una bimba piccola che, come purtroppo accade spesso in questi casi, viene sballottata da una parte all’altra, quando è con un genitore sente cose negative sull’altro e viceversa ed evidentemente soffre molto per questa situazione. La crisi è iniziata a causa di una storia parallela portata avanti dalla mia cliente non confessata, ma scoperta dal marito. Io, che non ho mai curato separazioni e divorzi sin d’ora (a parte una volta in cui subentrai ad un collega per motivi di incompatibilità per una vicenda conclusasi con la decisione di non divorziare) se devo essere sincero, nell’accettare il caso sono stato attratto dal fatto che la cliente aveva ed ha diritto al gratuito patrocinio. Dopo un anno speso, su mio insistente consiglio, a cercare di addivenire ad una consensuale, fallito ogni tentativo, prima dell’estate ho depositato all’ordine la richiesta di ammissione al gratuito, preordinata ad una causa per separazione giudiziale. Tuttavia, da qualche settimana è insorto in me, cattolico (anche se non dei migliori) e che crede nel Sacramento del matrimonio, il dubbio di coscienza se sia giusto patrocinare una causa del genere, anche in considerazione delle indubbie colpe della mia cliente. Come ti dicevo, navigando in internet mi sono imbattuto in un tuo racconto sulla stessa tematica ed approfondendo ho avuto modo di conoscere con ammirazione le scelte che hai fatto ed il tuo bellissimo percorso di fede. Poter avere un confronto con una persona che ha avuto ed ha le tue stesse incertezze emotive con cui, in un lavoro come il nostro, sei costretto a misurarti continuamente, mi conforta. Ecco, allora ho pensato di chiederti un parere in merito, certo che mi sarebbe sicuramente di aiuto. Ti ringrazio ancora una volta per il tempo dedicatomi.

25 agosto 0:52:39

Caro N,è bellissimo che ti Chiedi cosa fare in coscienza. Con la coscienza il rapporto è personale. C’è a chi il Signore chiede di più a chi meno per questo la sensibilità è diversa per ciascuno. Per l’opinione di sacerdoti con cui mi sono consultata in passato è possibile patrocinare la separazione ma non il divorzio perchè con quest’ultimo la parte è messa nella circostanza di potersi risposare. Ma tu sai che la cliente vive già una situazione di peccato…io posso dirti che in passato mi è capitato di fare quasi costretta qualche separazione ma l’anno scorso al figlio di un caro amico non ce l’ho fatta. Ĺ’ho scoraggiato in tutti i modi di separarsi e dopo l’ho lasciato a se stesso, è andato da altro legale, sono stata contenta così. Devi vedere tu in coscienza se non te la senti molla, tanto con il gratuito patrocinio ti daranno due euro. Non so vedi tu.

25 agosto 21:13:15

Carissima Anna,

Grazie mille della risposta. L’aspetto emozionale è senz’altro la parte più difficile del mestiere dell’avvocato, almeno per me che spesso, come nel caso che ti ho raccontato, mi trovo ad affrontare dubbi ed incertezze su come comportarmi per restar bene con me stesso. Effettivamente il desiderio sarebbe quello di lasciar perdere e dire alla cliente di non poter portare avanti la sua causa. Solo che dopo un anno passato a starle dietro ora non saprei davvero cosa dirle…vedremo…ho ancora qualche giorno per pensarci. Di certo se dovessi andare avanti non le curerò la pratica del divorzio e verosimilmente mi guarderò bene, in futuro, dall’assumere altri incarichi simili. Ti ringrazio tanto di avermi ascoltato e ti ringrazio per quello che fai e per come vivi la professione, è davvero una cosa bellissima. Se hai piacere ti farò sapere come si evolverà la vicenda. Un caro saluto.

 

Certo scrivimi quando vuoi. E anzi se interessato all’associazione fatti sentire su info@avvocaturainmissione.it

Vai sul sito www.avvocaturainmissione.it oppure prenotati il nostro libro ‘ Quale giustizia oggi?un volto cristiano’.